logotype

RIPRENDIAMOCI LA VERITA'

Appena eletto, il presidente Mattarella si è recato in pellegrinaggio alle Ardeatine. Come vorrei un Presidente della Repubblica che finalmente ricordasse anche la strage di via Rasella, che riconoscesse che i morti non hanno colore e non esistono uccisi buoni e uccisi cattivi. Un presidente che rendesse giustizia alla Storia e biasimasse gli assassini materiali di 43 giovani altoatesini e altri civili italiani (tra cui un bambino) dilaniati dal tritolo, nonché responsabili morali dei 335 fucilati alle Ardeatine. Sarebbe ora, dopo settant’anni…

Purtroppo, anche con questo presidente, l’Italia continuerà a reggersi sull’ipocrisia storica, sulla propaganda di parte, su regole imposte dai “vincitori” di settant’anni fa. E tra non molto, come ogni anno, saremo costretti ad ascoltare inutili e scontati elogi al giorno della “liberazione” dell’unica Nazione al mondo che festeggia l’aver perso una guerra.

Un’Italia fondata sul nulla, sul falso, sulla disunione, non poteva che arrivare al punto in cui è adesso. Forse il più infimo della sua storia. Dunque, per la sua rinascita, è indispensabile – e la pretendiamo – la verità, sempre. Nel passato, come nel presente.

Massimo Citro
Presidente del Movimento di Rinascita Sociale RINASCIMENTO
www.mrinascimento.it/blog

CHARLIE O NON CHARLIE?

Tra i gridanti Je suis Charlie e, per contro, gli scriventi Io non sono Charlie (v. Elena Loewenthal, Vaclav Havel…), nella nevrotica confusione d’identità di questi giorni, isterica come sempre quando domina la paura, viene da chiedersi: ma qui da noi abbiamo ancora idea di chi siamo? La nostra identità, a fronte di crocifissi da rimuovere, presepi da vietare, vignette da censurare, fiaccolate della pace in risposta ad atti di guerra, in questo bagno collettivo di buonismo forzato e di facciata, noi dove siamo finiti in realtà? Chi siamo noi?

Un paio di ragazzini hanno tenuto in scacco 88.000 soldati. Attorno e dietro il primo livello dell’attentatore c’è la logistica complessa delle cupole del terrore e, dopo questo secondo livello, direbbe il nostro Falcone, ce n’è un terzo che ha connessioni con la politica e con i governi, e infine un quarto, costituito da reti di potere transnazionali che hanno interesse a destabilizzare lo scacchiere geopolitico. Fermiamoci al secondo: i fiancheggiatori, l’humus nel quale i vertici possono coltivare la bassa manovalanza d’ignoranti fanatici, carne da macello a loro volta. Ma ad armare quei kalashnikov ci sono anche imam, predicatori, macellai di carne halal (quanto amano le carotidi tagliate, il sangue che cola, certi seguaci del Corano!), infiltrati, convertiti all’Islam, quinte colonne e quant’altro. Non ultimi gli alternativi che inneggiano alla società multietnica, anteponendo usanze musulmane alle nostre. Per carità, si può anche preferire il kebab alla chianina, ma si tenga conto che si sta sostenendo un sistema con il quale siamo purtroppo in guerra. C’è un tempo per il dialogo e un tempo per la guerra. La guerra dura da tanto, non la si può negare né opporre filosofie alle bombe. Qualcuno lo scrisse molti anni fa. Dove sono oggi gli “alternativi” che al Salone del Libro di Torino, mentre la Fallaci moriva, scrivevano “forza cancro”?

Il nemico è ormai ben consolidato in casa nostra: si ringrazino di questo i “buoni” che l’hanno accolto a suon di “oh, poverini”. Si ricordi che l’impero romano cadde sotto i colpi dei barbari all’interno del limes, non tanto dall’esterno. Noi stiamo ripercorrendo la Storia. Ce lo disse chiaro una decina di anni fa Gheddafi in un’intervista sul quotidiano La Stampa: “Non abbiamo bisogno di una guerra per colonizzarvi, abbiamo già infiltrato in Europa 50 milioni di islamici e, quando saranno 100, voi non esisterete più”.

Riflettiamo e magari prendiamo le giuste distanze, se ancora c’è tempo. Siamo Charlie? Non siamo Charlie? Siamo Italiani? O saremo noi i prossimi eunuchi e favorite dei sultani del terrore?

 

MASSIMO CITRO

Presidente del Movimento di Rinascita Sociale RINASCIMENTO